Venerdì ,27 Agosto 2010
 

Vecchi o Scarponi? L'obbligo degli under sta generando una situazione paradossale: una classe di ragazzi impossibilitati a giocare e anche a trovare squadra. Colpa loro o della norma?

Sull'argomento leggi i pareri: delle istituzioni, di direttori sportivi, allenatori e calciatori

di Gabriele Ziantoni

Vecchio: “Che è nell’ultima fase della propria vita organica”. Il dizionario De Mauro non ha dubbi sulla definizione dell’aggettivo. Proviamo, allora, a parafrasarla nel linguaggio calcistico. Vecchio: “Che è nell’ultima fase della propria vita sportiva”. Occorre mettersi d’accordo, perché il problema è tutto in una piccola, insignificante definizione. Quand’è che si può considerare “vecchio” un calciatore? Prendendo in considerazione il suo dato anagrafico? Oppure tenendo conto del suo grado di esperienza? Perché, almeno al di fuori dell’Italia, esistono giocatori che a 24 anni hanno già giocato un paio di Mondiali e due o tre competizioni europee importanti. Espertissimi, dunque, ma non proprio prossimi ad appendere gli scarpini al chiodo. Tutto questo, perché, nei campionati dilettantistici laziali, sta nascendo un importante paradosso. Da non sottovalutare e al quale dare la giusta attenzione.
Sul quale interrogarsi, persino. Prendendo spunto dall’urlo di dolore di Alberto Galassi, portiere di 24 anni ex Tor Tre Teste, intervistato sulle nostre colonne e ancora senza squadra nonostante le sue 150 presenze in Eccellenza, abbiamo deciso di interrogarci sulla regola dei quattro under, pronta ad entrare nella sua terza stagione di vita, chiedendo un parere a direttori sportivi, presidenti, allenatori e calciatori, i veri motori portanti di questo movimento. Il quadro che ne è uscito fuori è davvero inquietante.
Situazione kafkiana Ragazzi di 21 anni, classe ’89 nello specifico (eredi degli ’87 e ’88 delle passate stagioni), che si rispecchiano in una frase quasi kafkiana: “Troppo vecchi per essere giovani e troppo giovani per essere vecchi”. Andiamo a spiegarci: la regola degli under, che prevede l’obbligatorietà di quattro ragazzi in campo per Serie D ed Eccellenza e tre per la Promozione, taglia fuori dal giro numerosi calciatori, impossibilitati non solo a trovare spazio sul terreno verde di gioco, ma addirittura a far parte di una rosa. E per due differenti motivazioni: lo status di “non under” (che rende evidentemente vecchi) e l’essere inesperto (che rende evidentemente giovani) per ricoprire ruoli cardine come il difensore centrale o il play maker. Per non parlare del portiere dove l’atleta di 25 o 26 anni viene quasi sempre sacrificato, per lasciare spazio al “grande” a centrocampo, se non, ancora meglio, in attacco.
La scelta del CR Il Comitato Regionale Lazio giustifica la decisione con altre due giustificazioni: valorizzare rapidamente i nostri Juniores, al fine di migliorare anche la Rappresentativa e soprattutto abbassare i costi di gestione. Vero? Non sempre. Perché il bacino d’utenza che può vantare, facciamo un esempio, la Tor Tre Teste o il Tor di Quinto, non è lo stesso di piazze più distanti come Formia, oppure Monte San Giovanni Campano. La soluzione dell’enigma corrisponde a rimborsi faranoici agli under (in alcune società si promettono addirittura vitto e alloggio) che spesso fanno saltare il budget di presidenti e direttori sportivi. Il rischio è quello di complicare non solo la carriera calcistica del ragazzo, costretto a cadere nel dimenticatoio dopo solo qualche stagione per fare spazio ai “nuovi giovani”, ma anche la vita reale: quale il futuro dei giocatori fuori regione, che vivono di solo pallone, dormendo la mattina e allenandosi la sera? Quale l’insegnamento? La maturità non è dono di tutti, figurarsi a quell’età e il calcio, specialmente in alcuni ambienti, deve essere anche viatico sociale.
Quale sarà, dunque, il destino di questi novelli “Dorian Gray”? Probabilmente temporeggiare, attendere. Di invecchiare. Accontentarsi di rimborsi iniqui, annaffiati da tanta panchina e perenne tribuna. Scendere di categoria e aspettare il proprio momento. Meglio se in club dietro casa per risparmiare tempo e chilometri. Quanti ne resisteranno secondo voi? Pochi. Ma in fondo è la legge della giungla. Bello spot per lo sport.

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