Sicurezza nel Lazio: calano gli omicidi, cresce la violenza privata. A Roma, sos mafie
Meno reati, meno omicidi, meno furti e rapine. Ma una tensione sociale che sfocia in una crescita dei reati contro la persona, come le lesioni, le percosse, le ingiurie e le minacce. E' la foto di una società forse più sicura ma più in crisi quella scattata dal primo Rapporto sulla criminalità nel Lazio, presentato questa mattina in Regione dalla governatrice Renata Polverini. Un documento-mappa di ben 450 pagine che evidenzia sia complessivamente che provincia per provincia e addirittura Comune per Comune (nel Lazio sono 378) "le occorrenze dal 2006 al 2010 di 34 fattispecie di reato". In aumento dunque, si legge nel documento, le denunce per violenza sessuale, così come gli atti di vandalismo e danneggiamento. In calo però le frodi informatiche e, rispetto al 2010, le denunce per traffico di droga. Spicca, comunque, il netto calo dei furti, che pur rimanendo il reato più diffuso, sono scesi nel quinquennio in esame del 24%. A realizzare il dossier l'Osservatorio regionale sulla legalità, presieduto da Rosario Vitarelli. "E' la prima volta a livello nazionale che viene messo a disposizione un simile rapporto - ha affermato Polverini - E' uno strumento importante per le forze dell'ordine, ma anche per noi amministratori locali, per capire come indirizzare le risorse". Il Rapporto 'colora' la mappa del Lazio in sei diverse classi di delittuosità (a seconda del tasso dei reati commessi ogni 10 mila abitanti), e le zone più scure, di classe 6, appaiono quelle del litorale. C'é Fiumicino (su cui pesano però i reati aeroportuali), ma anche Tarquinia, Ardea, Anzio, Pomezia, Sperlonga, San Felice Circeo. E poi, naturalmente, c'é la metropoli Roma. Che vede i reati diminuire in numero assoluto e in tendenza con il resto della Regione e il cui numero di omicidi degli ultimissimi mesi, ha sottolineato Vitarelli - è, fatto salvo il picco negativo del 2009, "allineato con gli anni precedenti". Ma Roma, sottolinea il rapporto, è sotto l'occhio della grande malavita: l'interesse delle organizzazioni mafiose a mettere piede nella Capitale "rimane quantomai alto - si legge - in un contesto che offre grandi opportunità per il reinvestimento di profitti illeciti e per l'avvio di attività imprenditoriali", in particolare nell'edilizia, nel commercio e nello smaltimento rifiuti. Ecco perché, Polverini l'ha sottolineato, "i dati sulle mafie sono quelli che devono destare la maggiore attenzione". "La sfida per la legalità dev'essere vinta - il commento di Cangemi - con la collaborazione partecipativa di tutti, del Governo, delle singole amministrazioni, delle forze dell'ordine, degli stessi cittadini". Il rapporto è a disposizione nella sua interezza su www.regione.lazio.it/osservatoriosicurezza.









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