Siamo tutti allenatori: la sentenza-Pistolesi e le possibili implicazioni sulle abilitazioni da tecnico negli altri sport
di Fabio Belli
Una sentenza che potrebbe avere risvolti importanti in tutto il mondo dello sport, ma che per il momento si è “limitata” a mettere in subbuglio quello del tennis: il contenzioso tra Claudio Pistolesi, ex azzurro di Coppa Davis ed attualmente allenatore, e la FIT, Federazione Italiana Tennis, rischia di trascinarsi a lungo, considerando che la federazione tennistica ha ora fatto ricorso al consiglio di stato, dopo la sentenza del TAR del Lazio favorevole a Pistolesi.
I fatti. Ma andiamo con ordine: il caso Pistolesi si apre oltre un anno fa, precisamente il 3 Dicembre del 2009, quando la sentenza 25/09 della Corte Federale condanna il coach a 10.000 euro di ammenda e 18 mesi di squalifica per aver violato gli articoli 1 e 7 del Regolamento di Giustizia: "Aver commesso violazioni rivestendo la qualifica di dirigente federale o di affiliato, di capitano di squadra, di Giudice arbitro, di Arbitro, di tecnico, nonché se trattasi di tesserati chiamati per l'occasione a svolgere funzioni di Ufficiale di gara". Durante un incontro di Coppa Davis tra Croazia ed Italia, a Pistolesi era stato contestato di aver offeso la dignità, il decoro e il prestigio del presidente Angelo Binaghi e della Federazione tutta. Durante le sfide tra nazionali a Dubrovnik, il presidente federale Biraghi avrebbe chiamato al telefono il tennista Simone Bolelli dopo un match. La chiamata è stata fatta al cellulare del dirigente Pierfrancesco Parra, il quale ha passato il telefono a Bolelli. Pistolesi si sarebbe risentito, sentendosi “scavalcato” dal presidente, ed avrebbe apostrofato indirettamente Binaghi con epiteti offensivi. La sentenza del TAR ha annullato però la squalifica: le affermazioni di Pistolesi non sarebbero così gravi da giustificare la severità della sanzione, e si sostiene che Pistolesi, già teso per il clima agonistico, avrebbe interpretato la chiamata di Binaghi “Come un atto di scortesia nei suoi confronti e un tentativo del Presidente di appropriarsi di un merito non suo”.
Le possibili implicazioni. Al di là del merito della sentenza, è interessante valutare come una decisione di questo tipo da parte del TAR possa avere implicazioni dal peso specifico molto importante su tutto il mondo sportivo italiano. Infatti, oltre alla questione personale, Pistolesi nel suo ricorso ha impugnato quelle parti del regolamento dei tecnici FIT che stabiliscono come possono insegnare presso i circoli sportivi affiliati solo i tecnici iscritti alla FIT, che ai suddetti circoli sportivi è vietato l’utilizzo di tecnici non FIT, e che i tecnici non possono prestare la loro collaborazione, né riceverla da persone che non siano in possesso di una qualifica FIT. Le parti del regolamento dei tecnici impugnate sono illegittime secondo il TAR e vanno cancellate. Perché è giusto che la FIT si sia data delle regole ma a patto che queste vengano stabilite “nell’assoluto rispetto dei principi dettati dal legislatore comunitario e da quello nazionale in tema di diritto al lavoro, nonché di libertà di iniziativa economica, di associazione, di insegnamento”. Diritti che “nella specie risultano palesemente violati”. Esattamente uno dei princìpi della sentenza Bosman nel calcio: il lavoro, nell’Unione europea, è libero.
[leggi il seguito dell'articolo sull'edizione di martedì 28 Dicembre de Il Corriere Laziale













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