Serie D, Aprilia - Monterotondo si giocherà a porte chiuse. La decisione del Casms è arrivata ieri sera
di Francesco Curreri
Era il 7 maggio del 2006. Lo stadio Quinto Ricci gremito in ogni ordine di posto, tifosi in delirio per festeggiare, nell’ultima giornata di campionato, la straordinaria corsa dei propri beniamini, primi in classifica distanti dal Cassino ed ad un passo dalla C2. La festa era pronta, la migliore Aprilia di sempre, quella che si ricorda solo negli annali, quella bella e cinica, era guidata da un giovane allenatore, passato dal settore giovanile biancoceleste fino alla prima squadra per traghettarla in un mondo finora soltanto sognato. Una bella favola quella di Massimo Bindi, passato dai Giovanissimi regionali a Rutzittu, Olivares e Menichini, giocatori incantevoli di quel bel calcio che ora sappiamo solo sognare. Al Quinto Ricci però quella domenica arrivò il Monterotondo, una squadra che aveva poco da chiedere al campionato ma dotata di giocatori di grande talento come per esempio Dionisi, oggi in Serie B a Livorno. L’Aprilia per la sua ultima partita aveva fatto le cose in grande: tifo organizzato, tribuna affollatissima, bibite e coriandoli per tutti. La stessa società però non aveva fatto i conti con quello che sarebbe potuto succedere da lì a poco. Passata prima in vantaggio e poi recuperata sul pari, Aprilia – Monterotondo nessuno sa ancora quando e quanto sia finita. Dopo il gol eretino infatti, che cadeva sulle teste degli apriliani come una mannaia, ed il contemporaneo sorpasso in classifica ad opera del Cassino, scoppiò il putiferio. La tribuna del Quinto Ricci si trovò improvvisamente desolata con gli stessi occupanti, ormai inferociti, a far man bassa in campo in una caccia all’uomo nei confronti dei giocatori del Monterotondo. “Ci avete rovinato, avete rovinato un sogno – i commenti del giorno dopo che finirono nelle varie questure – Dovevate regalarci la partita, invece ve la siete giocata perché il Cassino vi aveva promesso soldi in cambio”. Roba da ufficio indagini, roba da sale da bar: difficile trovarne un nesso, difficile trovarne una prova logica. L’unica cosa vera, accertata poi dai vari organi della Giustizia Sportiva, fu che l’Aprilia, in quanto unica responsabile della mega rissa avvenuta tra tifosi e giocatori, fu colpita duramente, con una pena ESEMPLARE. La società del patron Treiani, squalificato poi per diverso tempo, non fu soltanto responsabile degli scontri, ma fu indicata inoltre come responsabile dell’AGGRESSIONE avvenuta ai danni degli uomini eretini. Un vero macello. Campo squalificato, diversi giocatori colpiti da ammende pesantissime, lo spostamento dell’Ac Aprilia dal primo all’ultimo posto della graduatoria, impossibilitata alla C2, ai play off e ai play out. Finita. Un colpo tremendo per tutta la città e per tutti gli sportivi apriliani. Prima di arrivare ad oggi però quando, dopo due anni di Inferno in Eccellenza, e uno in D lo scorso anno, con il nome di Rondinelle Latina, ormai la società pontina potrebbe tornare anche da questa stagione nel ranking delle favorite per la conquista della Seconda Divisione della Lega Pro. Prima di riuscirci però, i biancocelesti oggi allenati da Sergio Pirozzi, dovranno incontrare una nuova volta il Monterotondo, la squadra diventata la bestia nera delle casacche azzurre, la squadra da battere ora come ieri. Stavolta ci sarà qualcosa di diverso. Il Comitato per la sicurezza delle manifestazione sportive (Casms) ha deciso ieri pomeriggio di vietare l’accesso allo stadio alle tifoseria, decretando che la gara resti a porte chiuse, secondo suggerimento dell’Osservatorio. Non stiamo raccontando dei particolari di una guerra, stiamo parlando soltanto di una partita di calcio. Come dovrebbe essere oggi, come sarebbe dovuto esserlo ieri. E nonostante i personaggi delle due realtà siano drasticamente cambiati, Aprilia e Monterotondo questa domenica, per la prima giornata di campionato, non l’ultima, si ritroveranno avversarie dopo anni di addii. Sapete quale sarà l’unica cosa in comune di questa affascinante partita? Il centrocampista Daniele Pietrucci. Quattro anni fa guidava la linea mediana del Monterotondo, oggi quella dell’Aprilia. Chissà che questo segnale possa essere il più bel gesto di distensione tra due formazioni che hanno bisogno di ritrovarsi, magari stavolta nella maniera più civile e corretta possibile. Noi ci auguriamo che tutto questo accada, per questo saremo insieme a loro, ancora una volta come quattro anni. Vogliamo documentare le loro gesta, vogliamo raccontare la loro forza e le acrobazie dei propri arieti, non cerchiamo altro. E se servirà stavolta, oltre a fare tutto questo, cercheremo di rincuorarle perché, se si vinca o si perda, Aprilia – Monterotondo non è una partita come le altre ma è pur sempre una gara di calcio e basta.














Diciamo che l'articolo non è del tutto esatto.
Il Monterotondo quel giorno si giocava l'accesso ai playoff,nei quali poi arrivò alle soglie della semifinale e la partita degenerò dopo il gol del 2 a 1 realizzato da Dionisi a 7 minuti dalla fine.
Sempre forza Monte.