Sanità: la Procura di Roma indaga sui pronto soccorso
Dopo la denuncia pubblica di medici, politici ed ammalati sulla situazione nell'ospedale San Camillo, la procura di Roma ha deciso una ricognizione in tutti i pronto soccorso della Capitale per verificare eventuali carenze e disfunzioni strutturali. Un fascicolo processuale senza ipotesi di reato e senza indagati è stato aperto dal reggente di piazzale Clodio Giancarlo Capaldo dopo le polemiche, e lo sdegno, scaturiti dalle condizioni in cui versa il pronto soccorso del San Camillo dove, in base a numerose segnalazioni - a partire da quella del capogruppo Pd della regione Lazio Esterino Montino - i malati vengono curati su materassi in terra, i massaggi cardiaci praticati sul pavimento, mentre le stanze sono sovraffollate di pazienti in barella. Immagini "rubate" all'interno del nosocomio più grande della Capitale che raccontano di pazienti curati a terra e di anziani adagiati, alla meno peggio, su barelle di fortuna. Gli utenti, inoltre, sono costretti ad attese di ore prima di essere visitati, questo soprattutto per i "codici bianchi", i casi meno gravi. Una situazione critica è stata accertata dai Carabinieri del Nas, e indicata in una relazione consegnata agli inquirenti, anche a Tor Vergata. Da qui la decisione della magistratura di estendere gli accertamenti, affidati ai sostituti Rosalia Affinito ed Elisabetta Ceniccola, a tutti i pronto soccorso della Capitale. Un lavoro che dovrà, in primo luogo, fornire risposte sullo stato di efficienza delle strutture di 'primo ingresso' degli ospedali di Roma. Anche il ministero si è mosso. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha chiesto una relazione dettagliata sull'intera vicenda alla Presidenza della Regione Lazio. La vicenda ha provocato numerose prese di posizione. "La notizia dell'inchiesta non mi coglie di sorpresa. Ho verificato personalmente le condizioni difficili in cui sono costretti a operare medici e infermieri del San Camillo, di Tor Vergata e oggi di Frosinone", ha osservato Esterino Montino (Pd). "Si tratta di un sistema fragile, sottoposto a una consunzione preoccupante. E' chiaro che una risoluzione va trovata con urgenza e ben vengano gli approfondimenti della Procura, purché non si inneschi un clima di caccia alle streghe che non gioverebbe a nessuno", ha detto Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale. "Ci fa piacere che ci sia stato un 'risveglio delle coscienze', ma è ormai da tempo che denunciamo che i Pronto soccorso italiani sono al collasso, con una carenza di medici in organico di almeno il 20%", ha commentato la presidente della Federazione italiana di Medicina di emergenza-urgenza e catastrofi (Fimeuc), Cinzia Barletta. Mentre il direttore generale dell'ospedale San Camillo di Roma, Aldo Morrone si mostra sereno: "Ho dato la mia totale disponibilità alla Procura di essere ascoltato, sono pronto a collaborare a 360 gradi". Morrone, con il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, aveva spiegato che le foto "choc" si riferivano ad interventi d'urgenza che hanno salvato vite umane, secondo una prassi medica prevista. "Pensare sul piano politico di distruggere un sistema puntando dalla diffamazione di strutture pubbliche è inaccettabile", aveva osservato ieri la Polverini. Morrone, nei giorni scorsi, pur frenando sui toni allarmistici, aveva confermando che "gli spazi fisici del Pronto Soccorso sono insufficienti per il tipo di utenza che si rivolge al San Camillo" e annunciato che "a breve, nel Pronto Soccorso, ci saranno 19 posti letto in più".









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