Lunedì ,07 Giugno 2010
 

Primavera, Sesena a 360° sulla sua Lazio: nessun rimpianto e un po' di incertezza per il futuro. Leggi l'intervista...

Roberto Sesena

“Tutto nella vita potrebbe andare meglio. Noi dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto perché siamo arrivati ad un punto in cui noi probabilmente non dovevamo essere e le assenze più pesanti sono state, invece, quelle di Roma, Inter, Juventus e Fiorentina. Abbiamo disputato una stagione straordinaria e di questo voglio ringraziare tutti i ragazzi ed il mio staff”. Parole di Roberto Sesena, ad una settimana di distanza dall’eliminazione per mano bresciana dalla Final Eight scudetto. Il tecnico laziale mescola l’amarezza per l’eliminazione alla soddisfazione derivante da una stagione da incorniciare per le aspettative iniziali che volteggiavano sulla sua Lazio. Purtroppo i biancocelesti, per il secondo anno consecutivo, sono stati eliminati ai quarti di finale, ma l’estromissione 2009-2010, rispetto a quella dell’estate di un anno fa, ha caratteri totalmente diversi. Nella nostra intervista abbiamo quindi cercato di capire cosa è accaduto a Macerata, analizzando il campionato della Lazio e parlando infine del suo futuro e di quello di alcuni dei suoi “figli”.

Mister, partiamo dall’ultima gara contro il Brescia, cosa non ha funzionato?
“Credo sinceramente che nella sfida contro il Brescia abbia inciso quel tasso di esperienza in più che loro avevano rispetto a noi. Sei o sette calciatori bresciani hanno giocato con buona costanza nel campionato di Serie B, mentre tra le nostre fila soltanto Luciani ha avuto un’esperienza nell’ambito della prima squadra (5’ a Firenze ndr). Secondo me questo è stato il fattore cardine della nostra sconfitta, oltre ovviamente a quel qualcosa in più che il Brescia ha rispetto a noi”.
La sua squadra è comunque molto giovane, ed è composta da diversi ragazzi classe ’92, questo vuol dire che per il futuro ci sono buone aspettative.
Questo è vero e fa capire anche quanto sia stato importante il campionato che abbiamo fatto. Prendiamo ad esempio squadre come il Brescia, l’Empoli, il Parma, ma la stessa Roma ed anche il Palermo ed il Catania che avevamo nel girone. Sono squadre in cui giocano costantemente ragazzi del ’90 e del ’91. Alcuni hanno avuto esperienza in serie A. Il portiere del Parma, ad esempio, è un ’89, questo la dice lunga. Sono veramente orgoglioso di quanto abbiamo fatto e se la Lazio è tra il quinto e l’ottavo posto tra le formazioni Primavera d’Italia non è certamente un dato da prendere come una sconfitta”.
Quali sono le differenze, o le analogie, con l’eliminazione patita contro il Siena la scorsa estate?
“L’unica analogia è quella che, per usare una metafora, ci siamo seduti a tavola per mangiare e all’ultimo istante ci hanno tolto la sedia. Contro il Siena venimmo eliminati più per nostro demerito che per merito dell’avversario. La nostra squadra allora era superiore. Invece col Brescia devo dire che abbiamo sbagliato completamente l’approccio, cercando spesso soluzione individuali a discapito della coralità del nostro gioco, caratteristica che ci ha contraddistinto nel corso dell’anno. Mi è sembrato che loro stessero meglio anche fisicamente, e ripeto, il fatto di essere più abituati a giocare in un campionato importante come quello di Serie B rispetto a ragazzi che hanno fatto solo gare in Primavera è stato decisivo”.
Nello specifico, quanto hanno pesato l’infortunio di Coppola e la squalifica di Adeleke?
“Nel calcio i se e i ma non contano nulla. Non si può tornare indietro, anche se esiste la moviola. Con il senno di poi è più facile fare delle analisi. Penso però che l’assenza di questi due ragazzi abbia un peso relativo perché comunque nel complesso non ci siamo espressi bene, onestamente. A questo va aggiunto che Di Mario dopo pochi minuti zoppicava, che gli esterni non hanno fatto il loro classico buon lavoro e poi abbiamo avuto anche un pizzico di sfortuna. Siamo stati puniti al nostro primo errore da uno specialista del calcio piazzato” (El Kaddouri ndr).
Una scelta ci ha sorpreso. Mancini schierato dal primo minuto, ci spiega perché?
“In settimana avevo visto Francesco molto bene ed ho avuto l’idea di farlo partire titolare proprio per colmare quel gap di “esperienza” che c’era tra noi ed il Brescia. Anche col Parma aveva fatto una buona gara. Se ho fatto bene o male a questo punto non lo so”.
Il bilancio della stagione è sicuramente positivo.
“Assolutamente sì. Se pensiamo al nostro girone di ritorno non possiamo avere alcun tipo di rimorso. Abbiamo fatto trenta punti e ci siamo classificati terzi, esprimendo a tratti anche un buon calcio. Siamo stati eliminati per il secondo anno consecutivo ai quarti di finale. Il merito ovviamente è da dividere con tutti i ragazzi e con il mio staff, al quale auguro di avere grandi soddisfazioni professionali in futuro.”
Questo vuol dire che lei non allenerà la Lazio l’anno prossimo?
“Io ho un contratto annuale. Non ho ancora parlato con la società Adesso aspettiamo il corso degli eventi e poi vedremo. Posso dire però che sicuramente il gruppo in preparazione per il prossimo anno avrà valori importanti. Dipenderà anche molto da quali elementi del ’93 saliranno di categoria”.
Parliamo adesso di alcuni ragazzi che lei ha avuto il merito di lanciare nel corso di questi anni. Ad esempio Cinelli. Crede sia pronto per il grande salto?
“Io sono ovviamente di parte perché li considero tutti dei miei figli. Cinelli ha sicuramente dei numeri importanti e potrebbe far bene, ma ripeto, il mio giudizio va preso col peso giusto visto che affettivamente sono legato a tutti loro. Oltre a lui ci sono poi tanti ragazzi che stanno facendo bene. Penso a Tuia, Mendicino, Perpetuini, Diakité che gioca stabilmente in prima squadra, De Silvestri, per il quale è stata spesa una cifra considerevole dalla Fiorentina. La Lazio, non avendo una stretta necessità di avere una Primavera di grandissimo livello dalla quale attingere costantemente, in questi ultimi anni sta creando uno zoccolo duro di giocatori che sono molto appetiti nel mercato di B e Prima Divisione. Questo significa dunque che, pur non investendo cifre enormi, come fanno ad esempio Brescia ed Empoli, rimanendo nella stretta attualità, si possono ottenere risultati eccellenti e calciatori di livello. E’ ovvio che società come queste hanno meno disponibilità economica rispetto alla Lazio e dunque puntino molto di più sul settore giovanile”.
Tra i singoli spicca anche Faraoni che non farà più parte del mondo Lazio, qual’è il suo parere in merito?
“Io sono un allenatore e parlo per quel che vedo in allenamento ed in campo. Marco ha avuto una stagione difficile ma quando è stato impiegato ha dimostrato tutto il suo valore. Se siamo arrivati a raggiungere le fasi finali, molto è dipeso dal suo utilizzo. Durante gli allenamenti è stato esemplare. Adesso andrà via e penso che per la Lazio sia una sconfitta. Nella storia di una società è fisiologico che alcuni elementi vadano via, ma ripeto, lui si è comportato benissimo”.
L’addio del forte difensore biancoceleste è l’argomento con cui ci congediamo da Roberto Sesena. Maestro di calcio dallo sguardo sincero come le sue risposte. Ha condotto la Lazio a grandi livelli e, se siederà ancora sulla panchina della società più antica della Capitale, il futuro può essere scritto con mano ferma. Le soddisfazioni, quelle da ricordare per anni, non tarderanno ad arrivare.

[ andrea agrifoglio ]

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