Venerdì ,14 Maggio 2010
 

PdL, ennesimo empasse: Rossin si dimette da capogruppo. Passa a La Destra

Non sono state un fulmine a ciel sereno. Erano già nell'aria. Venerdì, poi, sono state rassegnate. Parliamo delle dimissioni di Dario Rossin da capogruppo del PdL in Campidoglio e del suo passaggio alla Destra di Storace.

Un posto, dunque, lasciato libero e subito ricoperto dal giovane Luca Gramazio, che avrà l’arduo compito di amalgamare le tante anime del partito che in questi primi due anni di governo, soprattutto in consiglio comunale, hanno più volte messo in difficoltà il sindaco Alemanno. Rossin, nel corso di una conferenza stampa tenuta dal leader della Destra Francesco Storace, di cui prenderà il posto in Campidoglio come capogruppo del partito, ha parlato di “un gruppo consiliare del PdL frammentato, una giunta comunale che va spesso e volentieri in corto circuito e un partito che ha ribadito la sua inefficienza alle ultime elezioni non presentando le liste e ammazzando così un’intera classe dirigente”. Una scelta, la sua, definita “dolorosa”, fatta dopo due anni in cui ha sopperito “a un partito assente che ha perso la cognizione rimanendo solo un cartello elettorale. La Destra è l’unico partito che impersona i valori in cui sono cresciuto. Mi sento tornato a casa”. Lo scorso 22 dicembre l’ormai ex capogruppo del PdL aveva già presentato le proprie dimissioni. I motivi della decisione furono la mancata elezione a revisore dei conti del Comune di Roma di Alessandro Santi, ma anche le polemiche sulla difficoltà di mantenere unito un gruppo composto da 35 consiglieri che spesso ha portato l’Aula a non raggiungere il numero legale per riunirsi. Il giorno successivo, però, dopo una riunione dei consiglieri comunali del Pdl, la questione fu risolta. E Rossin tornò a svolgere la sua funzione di capogruppo. Venerdì, la rinnovata decisione di lasciare la poltrona. Cosa che non è piaciuta al sindaco Alemanno. In una giornata convulsa sul fronte del bilancio, in cui i minisindaci di centrosinistra protestavano contro il debito a loro dire “accumulato dalle giunte di sinistra”, il primo cittadino ha commentato quanto accaduto con parole dure: “Forse per l’onorevole Rossin più che l’appartenenza a un gruppo è importante essere un capogruppo”. Il primo cittadino, si è detto dispiaciuto umanamente per quanto accaduto ma politicamente non ha digerito che “un onorevole possa dall’oggi al domani passare ad essere capogruppo PdL a capogruppo della Destra, senza una minima pausa di riflessione”. Alemanno ha spiegato che con Rossin ci sono stati dei problemi in passato su come gestiva il gruppo, ma non si aspettava questa fuoriuscita dal partito. “Se anche questo situazione mi dispiace da un punto di vista umano, da un punto di vista politico non posso non censurarla”. E poi l'ammissione: “C’era un cambio della guardia in vista”. Il cambio di guardia era in effetti nell'aria e i segnali dai quali questo si poteva intuire erano chiari: da una parte l’affiancamento al capogruppo di tre vice (Gramazio, Tredicine, Gazzellone), dall’altra il continuo scontento che paralizzava l’Aula mai nascosto soprattutto dai sette dissidenti che hanno poi dato vita al Laboratorio Roma. Un gruppo consiliare, il più numeroso della storia del Consiglio comunale di Roma, con troppe anime e difficile da tenere unito. Soprattutto all’indomani delle tante delusioni derivate dalla formazione della giunta Polverini che ha scontentato molti. Di qui le voci di una richiesta da parte dei big del partito locale a Rossin di lasciare per far posto a qualcuno con più esperienza o capacità di aggregazione. I consiglieri comunali del PdL si dicono delusi, convinti che, come spiega Giorgio Ciardi, “i problemi si potevano risolvere rimanendo uniti”; per Federico Mollicone “Rossin era in minoranza e non riusciva più a fare sintesi all’interno dell’aula, aveva perso il suo carisma”. Per il capogruppo del Pd Umberto Marroni, invece, le dimissioni di Rossin “sono solo la punta dell’Iceberg di una crisi più ampia che attanaglia la maggioranza in Campidoglio da molti mesi. Una crisi evidenziata in questi due anni dall’assenza di un progetto politico e di sviluppo per la città. Non a caso i lavori d’aula si sono sempre più rarefatti tra assenze di numeri legali e i rinvii di proposte significative”. Le parole di Alemanno non sono piaciute al leader de La Destra Francesco Storace, ormai capogruppo in Regione: “Il livore del sindaco nei confronti di Rossin è immotivato. Evidentemente Alemanno ha perso lucidità se arriva ad insultare un consigliere che rinuncia al potere. Alemanno deve comprendere che è arrivato il tempo di darsi una svolta politica, altrimenti non va da nessuna parte”.
[ giovanna sfragasso ]

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