Manlio Milana, un maestro di calcio: l'ex allenatore della Roma VIII ripercorre un cammino pieno di difficoltà e soddisfazioni
L’esperienza di Manlio Milana come allenatore della juniores della Roma VIII è di quelle che testimoniano il prezioso valore umano del calcio giovanile possiede e al tempo stesso rivelano quanto di poco pulito è presente in esso. Dopo 15 anni di carriera che hanno visto, tra le altre cose, due campionati di prima categoria vinti con il Delle Vittorie e il Cinecittà Bettini e un’esperienza come allenatore in seconda in serie D con il Monterotondo, Milana approda alla Roma VIII nel gennaio 2009, chiamato a salvare la juniores da una situazione di classifica disastrosa. Racconta il suo arrivo così: “Presi la squadra alla prima giornata di ritorno. Aveva fatto sei punti in tutto il girone di andata ed era ultima staccata. Al primo allenamento si presentarono in sei. Chiamando a raccolta tutti i tesserati e lavorando sulle motivazioni individuali e collettive riuscimmo a fare trenta punti nel girone di ritorno e a salvarci a playout.” Il valore dell’impresa non è soltanto sportivo: il grande merito del mister fu quello di riunire e motivare un gruppo di ragazzi provenienti da una realtà problematica come quella di Torbellamonaca e costantemente a contatto con il degrado della periferia urbana. Ben presto però, i rapporti tra Milana e la Roma VIII si incrinano. È la mancanza di appoggio alla squadra da parte della società a generare le prime divergenze, sfociate nella stagione scorsa in un vero e proprio conflitto. “All’interno della società c’era chi considerava quei ragazzi non idonei al gioco del calcio. Loro hanno dimostrato il contrario sul campo e non hanno mai ricevuto la riconoscenza che meritavano”. Con il quinto posto nel campionato juniores regionali B a otto punti dalla capolista Atletico 2000, l’anno scorso è stato molto positivo dal punto di vista dei risultati, ma i crescenti dissapori con i vertici della società hanno spinto Manlio Milana a lasciare la Roma VIII. Ai “Per molti di loro il calcio è l’unica alternativa alla strada. L’errore che molte società commettono è quello di lasciar perdere i ragazzi una volta che hanno finito il loro ciclo nel settore giovanile. Forse un paio potranno continuare a giocare nella juniores come fuori quota anche l’anno prossimo, ma i restanti si troveranno nella difficile condizione di trovare una squadra per poter giocare in categoria, e visto il diffuso malcontento da parte loro e la mancanza di fiducia da parte della società mi sembra difficile possano rimanere in squadra. Auguro ad ognuno di loro di trovare la propria strada perché sono stati l’unica cosa bella della mia esperienza nella Roma VIII”.














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