Martedì ,24 Gennaio 2012
 

L'intervista al protagonista, parla Diego Tornatore: "Io, l'Anitrella e quella tripletta al Formia"

Diego Tornatore, Anitrella. FOTO © GAMBINO

di Eva Ruggieri

Da quando è arrivato nel campionato di Eccellenza laziale vestendo la maglia del Sora, l’attaccante campano ha lasciato dietro di se uno strascico di attestati di stima e di affetto da parte di ogni piazza in cui ha giocato. Il Cisterna prima e l’Anitrella nell’attuale stagione hanno consolidato il suo essere leader indiscusso in mezzo al campo, a prescindere se si tratti di una squadra attrezzata per vincere, come fu il Sora, o di una squadra che vuole solo divertirsi in campionato. E’ il caso dell’Anitrella che, a quota 29 punti in classifica, sta disputando un campionato discreto e senza troppe pretese, facendo però togliere ai propri sostenitori anche qualche soddisfazione come quella di domenica scorsa dove la squadra del tecnico Caldaroni è riuscita a battere una corazzata come il Formia, secondo il classifica. A togliere il sonno a Palladino ci ha pensato proprio Diego Tornatore che, con tre splendide reti, ha traghettato i suoi fino alla vittoria finale.

Con la tripletta rifilata al Formia ti sei tolto una bella soddisfazione personale, possiamo dirlo?
“Diciamo di sì. In estate ero stato avvicinato dalla società formiana, però per motivi che non mi sono stati ben chiariti, la cosa non è poi andata in porto. Mettere quindi a segno tre reti contro di loro, non posso negare che mi abbia dato una grande soddisfazione. Mi dispiace per la loro classifica, perché sicuramente hanno perso punti importanti, però sono orgoglioso della mia prestazione in campo e dei miei gol.

Nella tua carriera hai messo a segno tantissime reti. L’emozione è sempre la stessa?
“Credo che anche l’attaccante più prolifico difficilmente si abitui a quelle emozioni. In ogni partita speri sempre di fare gol, ma non dai mai per scontato che la cosa poi effettivamente possa succedere quindi ogni volta che accade, che senti i tuoi tifosi esultare e vedi i compagni venirti incontro fieri di te è sempre come fosse la prima volta. Penso che sia un’emozione a cui difficilmente ci si possa abituare.

L'intervista completa in edicola oggi su Il Corriere Laziale.

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