I pubblicisti non spariranno. Esame di stato e laurea per gli aspiranti giornalisti. Ora la parola al Governo
di Giovanna Sfragasso
Il destino dei futuri giornalisti si decide in questi giorni. Forse addirittura in queste ore. Esami di stato comuni. Titoli di studio. Quinquenni in cui adeguarsi. Professionismo aperto a (quasi) tutti, ma che potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio. E decisioni da prendere in un tempo così ristretto da sembrare inverosimilmente dilatato. Il destino dei futuri giornalisti è qui ed ora. In mano all'Ordine Nazionale, che richiamato dalle urla di preoccupazione dei propri colleghi pubblicisti, la base insostituibile sulla quale poggia l'intera categoria (80mila firme), ha scelto di prendere una posizione decisa rispetto alla necessità governativa delle liberalizzazioni. La classe dei pubblicisti continuerà a vivere. Ma avrà un volto diverso.
Libero accesso alla professione, con 18 mesi di tirocinio e una laurea. Formazione permanente, assicurazione obbligatoria, attività disciplinare e un nuovo iter per l’accesso all’esame di stato. Sono queste, in sintesi, le linee guida della riforma, votate all'unanimità al termine di una tre giorni di accesi confronti tra le diverse anime del Cnog (Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti).
La bozza. Il progetto prevede anzitutto l’unicità dell’Albo e la permanenza dei due elenchi (professionisti e pubblicisti), ai quali, però, si potrà accedere solo dopo aver sostenuto l’esame di Stato. Per partecipare alla prova, gli aspiranti giornalisti dovranno possedere una laurea e aver svolto un tirocinio di 18 mesi, individuato in un praticantato aziendale, in un master dell’Ordine, in corsi universitari post laurea in giornalismo o in una collaborazione retribuita presso testate giornalistiche. Il tirocinio potrà dunque essere pratico, assorbito cioè dallo svolgimento dell’attività giornalistica vera e propria, e teorico, realizzato attraverso un corso di formazione, a cura e sotto il controllo del Cnog in strutture riconosciute. Una volta superato l’esame di Stato, il candidato potrà scegliere se iscriversi in un elenco o nell’altro: in quello dei pubblicisti non si avrà il requisito dell’esclusività professionale.
Norme transitorie per l’accesso all’esame di Stato. I giornalisti ad oggi già iscritti nell’elenco pubblicisti avranno la possibilità (requisiti permettendo) di accedere all’esame di Stato nell’arco massimo di un quinquennio, potendo però avvalersi della facoltà di restare iscritti all’elenco di appartenenza. Non parliamo comunque di una generica sanatoria. Coloro che decideranno di superare la prova dovranno, oltre che essere iscritti nell’elenco pubblicisti, esercitare in modo esclusivo l’attività giornalistica in forma di “sistematica collaborazione retribuita da almeno 36 mesi”; certificare il rapporto contrattuale e continuativo nell’ultimo triennio, compresa la documentazione fiscale (Cud o dichiarazione dei redditi); attestare la regolarità contributiva previdenziale per i compensi percepiti per il periodo corrispondente; presentare almeno 150 articoli firmati o siglati per anno, relativi all’ultimo triennio. In caso di esercizio della professione presso testate radiotelevisive dovrà essere fornito un numero congruo di VHS con il timbro del direttore responsabile, indicando canale e orario; chi fa lavoro di desk dovrà portare testimonianza del caposervizio o di due redattori art.1; chi invece lavora presso uffici stampa dovrà dare “attestazione della responsabilità diretta” di un numero congruo di comunicati, cartelle stampa e articoli in house-organ, e “attestazione organizzativa” di conferenze da parte del giornalista responsabile.
Formazione permanente. Compito essenziale dell’Ordine sarà la formazione permanente, obbligatoria per tutti gli iscritti e realizzata mediante l’attribuzione di crediti. Un principio che persegue l'obiettivo di stabilire un obbligo di aggiornamento, contravvenendo al quale si determinerà un illecito disciplinare.
L’assicurazione. Non essendo conforme alla specificità della professione, il progetto di riforma esclude dall’obbligo assicurativo coloro che svolgono attività giornalistica per editori.
Consigli di disciplina. L’attività disciplinare, essenziale per il rispetto della deontologia e del diritto dei cittadini a un'informazione corretta e completa, garantirà la terzietà attraverso la separazione dei Consigli dell’Ordine dai consigli disciplinari: quello regionale, composto da 8 membri, e quello nazionale, da 14. La distinzione tra funzioni di amministrazione e di disciplina prevede una congrua riduzione del numero dei componenti del Consiglio nazionale.
L'ultima parola al Governo. Da un’analisi di questa bozza di riforma dell’ordinamento giornalistico emergono informazioni rassicuranti rispetto alle tante ipotesi ventilate negli ultimi mesi. Prima tra tutte, la cancellazione, da agosto, dell'Ordine dei pubblicisti. Informazioni che preservano anzitutto la peculiarità della professione, quella cioè di intendersi come strumento di democrazia fondato sull’art. 21 della Costituzione e finalizzato a garantire il diritto dei cittadini ad un’informazione corretta e completa. Ma che garantiscono il libero accesso a chiunque intenda intraprendere questa professione, senza negarla a chi ha già deciso di seguirla, anche molto tempo fa. Pubblicisti compresi. L'ultima parola, entro il 13 agosto, spetta però al ministro della Giustizia, Paola Severino. Ci auguriamo, possa essere favorevole.









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