Mercoledì ,23 Novembre 2011
 

Emergenza criminalità a Roma: per il prefetto "non c'è". Alemanno dal ministro Cancellieri

Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma

L’allarme criminalità a Roma torna a far parlare di sé: sono 33 le vittime contate dall’inizio dell’anno in agguati e sparatorie generalmente riconducibili a guerre fra bande per il controllo del territorio o per lo spaccio di droga. Ultimo, il duplice delitto avvenuto martedì sul litorale romano, dove hanno perso la vita Giovanni Galleoni e Francesco Antonini, due boss di Ostia legati, secondo alcuni, all’eredità della banda della Magliana. Ignoti, ancora, i responsabili del crimine. Intanto le indagini proseguono: sono stati interrogati i due operai che lavoravano alla ristrutturazione del locale dove si era rifugiato, già ferito, uno dei due boss, ormai morto. Si crede che i due possano fornire importanti indicazioni per l’inchiesta. Inquieto, anche e soprattutto il mondo delle istituzioni: il prefetto Giuseppe Pecoraro ha immediatamente convocato, proprio presso il commissariato di Ostia, il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza a cui hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine di Roma e provincia. “Il duplice omicidio di ieri sera ci preoccupa e non poco. Si tratta di piccole bande che cercano di avere l’esclusiva sullo spaccio di stupefacenti”. In risposta a chi ha palesato la propria preoccupazione in riferimento ad eventuali ritorsioni, conseguenziali all’agguato, ha invece risposto: “Tutto è possibile”. Nonostante questo, Pecoraro sembra voler scongiurare un vero e proprio allarme nella capitale: “Non c’é emergenza criminalità a Roma: non siamo né a Chicago né nel Far West”. Il prefetto ha poi precisato che “le vittime dell’agguato di ieri sul litorale romano non appartengono alla banda della Magliana, che oggi non esiste più. Questi soggetti erano implicati in fatti legati al traffico di droga che è stato per loro letale. Le vittime sono giovani e se fossero stati legati alla banda della Magliana avrebbero dovuto avere almeno 70 anni; non sono cani sciolti, ma neppure legati alla criminalità organizzata”. A mettere in allarme la città capitolina è invece il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che incontrerà il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri per discutere dell’emergenza criminalità, anche alla luce dell’omicidio avvenuto a Ostia. “Bisogna evitare che nel 2011 ci sia un nuovo fenomeno come la banda della Magliana”, ha dichiarato Alemanno commentando il tema della sicurezza a Roma. “Abbiamo già visto negli anni ‘80”, ha aggiunto , “che piccole bande territoriali crescono, combattono fra di loro e si connettono alla criminalita’ organizzata. Questo sta avvenendo a Roma e ci vuole una strategia nazionale e locale adeguata per fermarle. Servono provvedimenti di intelligence per capire i loro punti di contatto ed è necessaria una vera e propria inchiesta antimafia sul nostro territorio”. A smentire le parole del sindaco di Roma, è Marco Miccoli, segretario del PD: “Sull’emergenza criminalità è evidente come il sindaco sia in stato confusionale e brancoli nel buio. E questo è davvero preoccupante per chi dovrebbe provare a governare la Capitale in un momento difficile come questo. Invece il sindaco, ormai, dice tutto e il contrario di tutto. Fino a due giorni fa, ad esempio, sosteneva che a Roma non c’era un problema di mafie, mentre ora ammette che il problema esiste ed è molto serio. Stessa cosa per la nuova Banda della Magliana: poco fa era solo una fiction diseducativa, mentre ora afferma che si sta riappropriando della città. Lo stesso vale per il supporto del governo e per i tanto reclamizzati patti della sicurezza: per il sindaco un successo fino a pochi mesi fa, un fallimento ora. Aveva promesso sicurezza in campagna elettorale e ora Roma ha il record italiano di omicidi. Con l’aggravante che nella campagna elettorale del 2008, aveva demagogicamente messo in croce su questo tema i precedenti sindaci, mentre ora sostiene che i sindaci non possono fare niente sulla criminalità e che la responsabilità è del Ministero dell’Interno. Davvero un penoso dietrofront”.

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