De Lillo tra delusione e amarezza. "L'amico Gianni ha ceduto ad una logica di palazzo"
"Chiedo l'intervento del presidente Silvio Berlusconi per riportare democrazia e rispetto all'interno del Pdl romano". L'ex assessore all'ambiente di Roma capitale, Fabio De Lillo, non ha dubbi sulle motivazioni della propria esclusione dalla Giunta dell'Alemanno bis. E' durante una conferenza stampa, l'ultima, arriva la denuncia perché nel Pdl romano "c'é una lotta tra componenti e fazioni". Ciò ha portato a una nuova Giunta che è "il risultato dei cattivi consigli di cattivi consiglieri del sindaco" che hanno creato "un blocco tra alcune componenti che per il proprio interesse e per il proprio tornaconto hanno mal consigliato il sindaco il quale ha la responsabilità di essersi fatto mal consigliare". Ma le ripercussione della costituzione della nuova Giunta hanno avuto una eco anche più forte perché "il blocco di fazioni si è mosso solo per sete di potere rescindendo dalle indicazioni del presidente Silvio Berlusconi e dei vertici nazionali del Pdl". Per questo, tra le tante domande e dubbi che De Lillo porta con sé "nella continuazione dell'impegno politico" è proprio quello di capire come mai "le indicazioni di Berlusconi siano state completamente disattese". Infine, prova a collegare la scelta "dell'ombra e del segreto come dei cospiratori" per una riunione organizzata di notte, con "la sentenza della Suprema Corte sul legittimo impedimento". "Mi domando - ha concluso - questa accelerazione improvvisa e notturna ha un collegamento con queste vicenda?".
Amarezza e delusione ma anche desiderio di risposte e chiarezza di fronte "ad una storia amara e paradossale". Fabio De Lillo, ha messo in campo anche la sfera personale che lo ha legato in passato al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, "quell'amico che ho contribuito in maniera sostanziale a portare al successo" e dal quale oggi "vengo cacciato". Perché "Gianni Alemanno ha anteposto alla fedeltà, al merito, ad una storia di consensi e di militanza politica territoriale ed ideale, una logica di palazzo".
Da parte di Fabio De Lillo non solo rammarico ma anche un bilancio delle cose fatte in questi due anni e mezzo: record di piantumazioni (8650 alberi piantati in un anno), miglioramento dell'aria con una riduzione del 72% dei superamenti del Co2 nelle centraline, riapertura della scuola giardinieri chiusa da 23 anni, record di potature con 30 mila alberi ed una crescita del 5% della raccolta differenziata nell'ultimo anno. Ma al di là dell'aspetto professionale e dell'impegno, quello che fa più male è il ricordo di una storia politica e di un rapporto di amicizia con "l'amico Gianni". "L'impegno che ho profuso in passato perché diventasse ministro e poi sindaco - ha detto De Lillo - nasceva da una sincera passione ed identificazione militante e se tornassi indietro mi impegnerei ugualmente con la stessa determinazione malgrado i tradimenti ed i voltafaccia". Ricorda De Lillo gli incontri, i porta a porta, le affissioni dei manifesti, "e quando venendo a casa mia, nel 1994, Gianni mi mostrò la sua agenda elettorale vuota chiedendomi di aiutarlo a organizzargli la campagna elettorale". Oggi, invece, uno dei motivi addotti da Alemanno per l'esclusione di De Lillo "é la non rappresentanza in Consiglio comunale. La cosa non è vera perché bisogna sommare 10 consiglieri per creare l'equivalente delle preferenze che rappresenta".









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