Alcune considerazioni dopo i fatti di domenica scorsa al termine di Atletico Vescovio - Centro Italia
Alcune considerazioni sul caso:
Risponde Paolo Corbi: Riguardo quanto scritto dalla società, con cui più volte in questi giorni ci siamo confrontati, possiamo ribattere solo a quello che ci riguarda direttamente. Non entriamo dunque nel merito del presunto “linciaggio radiotelevisivo senza contradditorio” che non è nel nostro stile, considerando invece che noi abbiamo svolto il dovere di cronaca nel migliore dei modi, riportando quanto accaduto (perché comunque i colpi ai calciatori del Centro Italia sono stati inferti e su questo nemmeno l’Atletico Vescovio smentisce) e dando poi voce ai diretti interessati. Come continuiamo a farlo oggi, come lo faremo domani, sia sul sito che sull’edizione cartacea.
Conserviamo, agli atti, le parole delle persone contattate (le pesantissime accuse di Floccari,le risposte di Moretti e Santilli), le quali ne risponderanno, se chiamate in giudizio, in maniera diretta. Noi abbiamo garantito lo stesso spazio, nello stesso momento, ai commenti di chi ha vissuto, in ruoli diversi, una rissa o aggressione, a seconda dei punti di vista che verranno appurati dalla giustizia sportiva o, sulla base di eventuali denunce, da quella ordinaria.
L’episodio di violenza, però, non può passare in secondo piano: aldilà delle provocazioni, non possiamo giustificare nessuna forma di regolamento di conti da parte di chicchesia, un calciatore, un dirigente, un tecnico, un tifoso, di qualunque società. E da sempre siamo in prima fila per condannare la violenza nello sport e nel calcio in particolare. Il termine “aggressione” utilizzato è quello che ci è apparso più opportuno dopo una prima ricostruzione dell’evento e saremo pronti a correggerlo nel caso in cui la Giustizia Sportiva arrivi a conclusioni differenti, ma solo in quel caso.
Riguardo le considerazioni odierne del club romano nei confronti di Floccari, non possiamo condividerle, e daremo la possibilità, se lo vorrà, all’interessato di ribattere nel merito.
Ammiriamo l’esempio dell’Atletico Vescovio, un club che fa calcio puntando solo ed esclusivamente sulla passione delle persone che ne fanno parte: dirigenti, tecnici e calciatori che non prendono rimborsi in un calcio dilettantistico dove c’è chi va oltre i limiti e chi promette senza poi mantenere. Ma quando qualcuno di un club che abbiamo indicato come esempio sbaglia, noi riteniamo di doverlo dire. E non può bastare la giustificazione che di episodi come questi se ne vedono molti. Non è un principio che, pensiamo, possa essere giustificato da chi ha sani e profondi ideali, da chi ritiene lo sport come esempio di lealtà, rispetto, impegno, confronto con se stesso e con l’avversario entro un quadro di regole da rispettare fino in fondo. Anche dopo il fischio finale. E su questo, sappiamo che chi ha sbagliato capirà di aver messo in difficoltà, senza volerlo, una società intera. Che ora deve saper dimostrare, con il comportamento quotidiano, che un errore non macchia una storia sportiva fatta di ideali e sani principi. Siamo sicuri che l’Atletico Vescovio merita i successi che si è costruito, ma siamo al tempo stesso convinti che la società debba saper rispettare il modo coerente di chi fa informazione nel calcio dilettantistico puntando sulla crescita dell’intero movimento.












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